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Nov

1

2015

Nave bizantina a Meleda con 150 anfore sul fondale

Ritrovamento da parte degli Archeologi subacquei della Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con le istituzioni croate. Relitto risalente all’anno Mille di Pietro Spirito

TRIESTE. Proveniva dal Mar di Marmara, tra il Bosforo e i Dardanelli, e trasportava anfore piene di vino e a vasi in vetro di produzione siro-palestinese. È una rara testimonianza dei grandi traffici che univano il Mediterraneo orientale e l’Adriatico la nave dell’anno Mille rinvenuta nelle acque dell’isola di Mljet/Meleda, in Croazia, dove si è da poco conclusa la seconda campagna di ricerche archeologiche sottomarine sul relitto. Si tratta appunto di una nave bizantina del X-XI secolo affondata su un fondale tra i 22 e i 30 metri presso Cape Stoba. Il progetto del dipartimento di archeologia subacquea del Croatian Conservation Institute di Zagabria, vede, già dal 2012, la collaborazione del dipartimento di Studi umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Lo scavo, quest’anno finanziato da Università Ca’ Foscari, Regione Veneto e Ministero degli Esteri, in collaborazione con l’impresa Idra, ha visto la partecipazione alle attività subacquee di un’equipe di sei operatori coordinata da Carlo Beltrame, docente di Archeologia marittima, composta da studenti di Ca’ Foscari e dalla dottoranda dell’Università Iuav di Architettura/Università Ca’ Foscari, già esperta archeologa subacquea, Elisa Costa.

«Il relitto – spiega Beltrame – è composto da un carico di oltre 150 anfore prodotte nell’area del Mar di Marmara, contenenti probabilmente vino, e da un carico secondario di vasi in vetro di produzione siro-palestinese». «Della nave – continua l’archeologo – si conservano solo due ancore in ferro con la classica forma a T e le pietre di zavorra; molte delle anfore riportano sul collo bolli e graffiti incisi dopo la cottura di non chiara interpretazione». Secondo gli archeologi si tratta di uno dei pochissimi contesti ben conservati di questo periodo nel Mediterraneo e di una testimonianza eccezionale per conoscere i traffici tra Mediterraneo orientale e Adriatico in età bizantina nel periodo in cui Venezia iniziava ad assumere il controllo militare e commerciale di questo mare. «Vista la profondità cui giace il relitto – continua Beltrame -, per allungare i tempi di permanenza e aumentare i margini di sicurezza, gli operatori hanno lavorato con miscele Nitrox».

Le operazioni, condotte assieme all’equipe di archeologi e tecnici croati, sono consistite nello scavo di parte del giacimento, nella documentazione per mezzo del sistema fotogrammetrico e nel recupero del materiale.

La fotogrammetria subacquea, che l’equipe diretta da Carlo Beltrame sta sviluppando grazie anche alla collaborazione con Francesco Guerra dello Iuav, permette, in poche decine di minuti di immersione, di ottenere un modello 3D del sito di alta precisione e fedeltà.

Si tratta della seconda esperienza dell’equipe della Ca’ Foscari nell’isola di Mljet. La prima si era svolta sul relitto, posto ad oltre quaranta metri di profondità, di una nave veneziana della fine del XVI secolo.Ca’ Foscari è l’unico ateneo italiano ad offrire occasioni di formazione per studenti di archeologia su veri cantieri di ricerca in mare operando anche con miscele.

Fonte: Il Piccolo

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