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Le meduse, alieni di casa nostra

di Giovanni Pierfederici, Biologiamarina.eu

Eleganti e raffinate, innocue o terribilmente pericolose, le meduse sono gli animali più antichi che abitano le acque di tutti i mari. Già prima dell’esplosione del Cambriano, le meduse erano presenti sulla terra, esattamente con la forma e le funzionalità di adesso. Ciò significa che questi animali non si sono evoluti molto in un miliardo e mezzo di anni, semplicemente perché ben adattate a qualsiasi condizione ambientale susseguitasi nel corso delle ere geologiche.

Meduse del Mediterraneo

Le meduse sono presenti nei nostri mari solitamente in foltissimi banchi composti da centinaia se non migliaia di esemplari. Molte specie hanno un ciclo vitale "diverso", cioè non vengono trasportate dalla corrente nel corso della loro intera esistenza, ma alternano forme sessili a forme mobili, passano parte della loro vita attaccate sul fondo, sotto forma di polipi. I polipi vivono attaccati sul fondale, dove possono vivere diverso tempo senza riprodursi, poi grazie alla strobilazione, processo per cui lo stadio larvale della medusa si stacca dall’animale, la medusa passa dallo stato sessile a quello pelagico. La domanda che i biologi marini si stanno ponendo è: come mai nel mondo il numero di meduse aumenta ogni anno?

Al momento possiamo tentare di rispondere avvalorando due sintetiche ipotesi:
  • a) l’innalzamento globale della temperatura delle acque;
  • b) il depauperamento delle risorse ittiche, in particolare la pesca intensiva che danneggia i predatori naturali delle meduse.

I rimedi per la puntura da medusa

  1. La prima regola da osservare quando si viene punti da una medusa è: niente panico! Se siete al largo cercate di raggiungere la riva (o la vostra barca).
  2. Una volta raggiunta l’acqua bassa bisogna sciacquare la zona del contatto con acqua salata, per asportare più residui urticanti possibile. Grattare o strofinare la pelle potrebbe portare al risultato opposto.
  3. A questo punto il bruciore dovrebbe passare da solo, nel giro di qualche ora, ma si può alleviare con un gel astringente al cloruro di alluminio, acquistabile in farmacia. Meglio ancora sarebbe immergere l’area interessata in acqua calda a 40-50°C per circa 20 minuti, questa operazione discioglie le tossine. Evitate ogni altro “rimedio della nonna” come la pipì o l’ammoniaca; è stato dimostrato scientificamente che non servono a nulla.
  4. Se insorgono altri sintomi come sudorazione, confusione, vertigini, difficoltà nella respirazione, mal di testa, nausea, vomito o eruzione cutanea diffusa è meglio chiamare subito il 118 perché si potrebbe manifestare un shock anafilattico.
  5. Evitare di esporre l’ustione al sole per qualche giorno limiterà la formazione della cicatrice.

Le specie più importanti presenti nel Mediterraneo

Pelagia noctiluca Urticante

Pelagia noctiluca

Pelagia ha uno sviluppo diretto, senza nessuno stadio polipoide, di colore rosa, rossastra o viola, ha un ombrello di circa 10 cm di diametro e i tentacoli, otto in tutto, che possono sfiorare il metro di lunghezza. Il suo veleno è molto urticante anche per l’uomo, infatti Pelagia è la specie che procura più irritazioni ai bagnanti. In caso di contatto con essa e in mancanza di sostanze medicamentose sarà importantissimo ricorrere ad acqua calda in quanto il veleno è termolabile. Al buio emette a volte una luce verde. Presente regolarmente dal 2003, in passato è stata ingiustamente "accusata" di far starge di pesci e larve di pesci.
Aurelia aurita Urticante

Aurelia aurita

Aurelia aurita è una grande medusa con ombrella trasparente, circolare, dalla cui bocca, situata sulla superficie inferiore del disco, si dipartono quattro braccia nastriformi, traslucide. Margine dell’ombrello dotato di numerosissimi, sottili e brevi tentacoli semitrasparenti, che appaiono come una frangia marginale. La mesoglea è incolore, ma appaiono molto evidenti le gonadi, costituenti quattro cerchi violetti riuniti nella parte centrale del disco. Aurelia aurita puo raggiungere i 20 cm di diametro, e viene volgarmente chiamata medusa quadrifoglio per via della forma delle gonadi. Molto diffusa negli acquari poiché è facile allevarla. Grandi bloom storici nel Golfo di Trieste nel 1962 e nel 1989.
Physalia physalis Urticante

Physalia physalis

Chiamata anche "Caravella portoghese", è la medusa più pericolosa del Mediterraneo, non mortale ma molto urticante. I tentacoli possono raggiungere anche 20 o 30 metri di lunghezza perciò chi viene colpito avverte una fortissima scarica ma raramente vede l’animale. Il suo mix di veleni provoca, un forte dolore dell’area interessata dal contatto, vomito, ansia, svenimenti, piaghe e brutte cicatrici. In rari casi si presentano complicanze come shock anafilattico o interferenze con il sistema cardio-circolatorio. Insomma l’incontro con questa tipologia di medusa non è tra i più consigliati.
Chrysaora hysoscella Urticante

Chrysaora hysoscella

Ombrella appiattita, sino a 30 cm di diametro, dalle riconoscibili bande scure, in genere bluastre o marroni. Dispone di 24 tentacoli molto lunghi. Molto comune in Mediterraneo. Un tempo era denominata Chrysaora mediterranea, perchè ritenuta una specie diversa dalla C. hysoscella atlantica.
Cassiopea andromeda Urticante

Cassiopea andromeda

Medusa entrata in Mediterraneo attraverso il canale di Suez, è giunta sino a Malta, dove è stata segnalata all'inizio del 2010. Predilige i fondali sabbiosi, dove è possibile osservarla capovolta e muovere i tentacoli per favorire il passaggio dell'acqua. Tale posizione permette alle alghe simbionti che albergano nei tentacoli, di ricevere la luce del sole. Anche quando nuota rimane capovolta. Vive spesso in simbiosi con il gamberetto Periclimenes holthuisi. Lo sviluppo larvale di questa medusa sembra dipendere dalla presenza di batteri del genere Vibro.
Rhopilema nomadica Urticante

Rhopilema nomadica

Medusa urticante che può essere confusa con l'innocua Rhizostoma. Molto grande, sino a 80 cm di diametro. E' stata segnalata lungo le coste Mediterranee di Israele sin dal 1976. Nel 1980 è comparsa con un gran numero di individui nella baia di Mersin, in Turchia è recentemente stata avvistata nel Canale di Sicilia, Stretto di Messina e Sardegna. Necessita di acque mediamente calde, quindi è improbabile possa salire più a nord. Secondo alcuni autori è giunta in Mediterraneo dal Canale di Suez, ma all'epoca era molto rara nel mar Rosso, per cui altri biologi pensano possa essere arrivata attraverso le acque di zavorra delle navi.
Drymonema dalmatinum Urticante

Drymonema dalmatinum

Medusa enigmatica e poco conosciuta, descritta la prima volta nel 1880 dal naturalista tedesco Heckel. Da allora non fu più segnalata sino al 1940, quando fu riscoperta in Adriatico dal naturalista Stiasny. Oltre che in Adriatico è presente anche nello stretto di Gibilterra, nelle acque caraibiche e lungo le coste ovest dell'Africa. Ora è stata segnalata lungo le coste croate. E' molto grande, e può raggiungere il metro di larghezza. Dispone sull'ombrella circa 140 canali radiali, e dalla subombrella si dipartono moltissimi piccoli tentacoli protesi in tutte le direzioni. E' comunque una specie rara.
Carybdea marsupialis Urticante

Carybdea marsupialis

Medusa appartenente alla classe dei Cubozoi, è facilmente riconoscibile per la forma quadrangolare. L'ombrella, trasparente, misura sino a 6 cm mentre i quattro tentacoli, uno per ogni lato, possono raggiungere i 30 cm di lunghezza. Ogni tentacolo porta degli evidenti anelli rossi. La puntura è dolorosa, ma fortunatamente gli effetti spariscono in fretta. Preferisce avvicinarsi alle coste soprattutto di notte, probabilmente attratta dalla luce.
Rhizostoma pulmo Non urticante

Rhizostoma pulmo

Sicuramente per dimensioni la più grande del Mediterraneo, il polmone di mare può pesare sino a 9 Kg. e può raggiungere e superare i 50 cm di diametro. L'ombrello presenta 80 lobi dal colore biancastro con margini blu acceso. Nonostante le dimensioni il polmone di mare è innocuo e nuotare accanto ad essa è un’esperienza davvero affascinante. Spesso ospita tra i suoi tentacoli numerosi pesci, come gli avanotti del genere Trachurus, Boops e Seriola.
Nota: R. pulmo possiede cellule urticanti (cnidociti) che solitamente non sono pericolose. La sostanza velenosa è la rizolisina che è una proteina emolitica; il contatto può provocare dermatiti. Nel 2007, in questa specie, è stata identificata un'altra tossina ad attività citolitica, dunque la specie potrebbe essere pericolosa in soggetti particolarmente sensibili.
Cothyloriza tubercolata Non urticante

Cothyloriza tubercolata

La forma della cassiopea ricorda quella di un disco volante: l' ombrella è depressa e convessa al centro. Il margine è tipicamente frastagliato. Otto braccia ramificate, corti tentacoli che terminano con dischetti di colore blu-violaceo. Il colore marrone è dato dalla presenza di microscopiche alghe dette zooxantelle. Si nutre probabilmente di piccoli animali planctonici, ed è quasi sempre accompagnata da giovani pesci del genere Trachurus, i quali in caso di pericolo, fuggono tra i tentacoli della medusa. La cassiopea è innocua. Predilige le acque più calde del sud Italia.
Velella velella Non urticante

Velella velella

Nota anche come barchetta di San Pietro, è una medusa appartenente al pleuston, ovvero a quel gruppo di organismi che vivono all'interfaccia acqua-aria e comunque entro i primi 10 cm. Non si tratta di un singolo individuo ma di una colonia natante di Idrozoi, che comprende individui polipoidi e medusoidi. Il diametro del disco è di 7 - 8 cm circa, ed è sormontato da una prominenza a forma di vela di natura cornea. Se rovesciate, sono molto rapide a riacquistare la giusta posizione. Il vento può spingerle sottocosta, dove spesso si trovano spiaggiate, alla fine del loro ciclo vitale. Spesso sui frammenti galleggianti di questo animale coloniale, è possibile osservare il Cirripide Lepas anatifera.
Phyllorhiza punctata Non urticante

Phyllorhiza punctata

Specie alloctona originaria dell'Australia, segnalata la prima volta nell'estate del 2009 in Sardegna, nelle acque antistanti l'isola di Tavolara. E' facilmente riconoscibile, per via delle tante macchie biancastre che ricoprono l'ombrello. E' soprannominata medusa a pois.
Olindias phosphorica Non urticante

Olindias phosphorica

Medusa bioluminescente di 5 cm circa di diametro, innocua e riconoscibile per quattro canali radiali completi, e altri che si dipartono dal margine ma non giungono all'apice. Simile alla specie Gonionemus vertens, che è invece molto urticante.
Mnemiopsis leidyi Non urticante

Mnemiopsis leidyi

Ctenoforo ovale, della famiglia Bolinospidae, con lobi triangolari sui quali proseguono le coste radiali. E' innocuo ma è dannosissimo per la pesca. E' una specie macrofaga capace di catturare prede lunghe anche 1 cm. Secondo alcuni studi si nutre prevalentemente di Copepodi (50%), molluschi (40%), uova e larve di pesci (1%), caldoceri (1%), altro (8%).
Aequorea forskalea Non urticante

Aequorea forskalea

Piccola medusa di circa 10 cm di diametro, con numerosi canali radiali (da 60 a 100), che dal margine salgono sino all'apice dell'ombrello. Non è molto comune nelle nostre acque. Da essa è stata isolata la proteina fluorescente GFP.
Salpa fusiformis Non urticante

Salpa fusiformis

Piccolo Ctenoforo, 5 cm al massimo e difficile da vedere e da classificare. Presenta nove fasci muscolari, dei quali i primi tre e gli ultimi due hanno le basi unite. Molto simile alla specie Cyclosalpa affinis. In Mediterraneo è presente anche la Salpa maxima, che raggiunge i 10 cm. di lunghezza.