Sono stati avvistati nell’Alto Adriatico, dopo quasi 100 anni, tre esemplari della più grande medusa del Mediterraneo: la Drymonema dalmatinum, specie urticante molto rara che arriva a misurare fino a un metro di diametro. La segnalazione è arrivata a Ferdinando Boero, biologo marino dell’Università del Salento e Cnr-Ismar, tramite MeteoMeduse.
Per la precisione, il primo avvistamento è stato al largo di Lignano Sabbiadoro. Gli altri due sono stati a Pirano d’Istria e a Muggia. Drymonema dalmatinum è parente di Cyanea capillata, la medusa più grande del mondo (anche 2 metri di diametro) che vive nel Mare del Nord e in Atlantico.
Urticante ma molto rara. Ferdinando Boero racconta come sono avvenute le tre segnalazioni. «L’attenzione sollevata da MeteoMeduse ha fatto sì che la foto di Gigi Paderni, lettore di Focus esperto in fotografia subacquea, ci fosse mandata da Saul Ciriaco dell’Area Marina Protetta di Miramare, nel Golfo di Trieste. E sempre dall’AMP Miramare ci sono giunti gli altri due avvistamenti».
Sottolinea il biologo marino: «Non si tratta quindi, come scrivono alcuni seminando allarmismo, di un’invasione di meduse giganti, ma di tre avvistamenti. Inoltre, è vero che questa specie è molto urticante, ma è talmente rara che non mi risulta abbia mai punto qualcuno».
Sparita dal secolo scorso. Drymonema dalmatinum è stata descritta dal naturalista tedesco Heckel per la prima volta nell’1880 nelle coste della Dalmazia. Per molti anni quella descrizione è stata l’unica testimonianza dell’esistenza di questa specie, ma nel 1940 un altro ricercatore l’ha ritrovata sempre sulle coste orientali dell’Adriatico. Poi più nulla, per decenni.
Addormentata sul fondo. Ma dove era finita Drymonema in tutti questi anni? Secondo l’esperto, probabilmente questa specie è rappresentata da una forma poco numerosa, che vive attaccata al fondo. «Questo stadio del ciclo biologico delle meduse si chiama polipo (da non confondersi col polpo, che è un mollusco) e i polipi possono vivere anche decenni senza produrre meduse. Possono passare anni “dormendo”, per poi risvegliarsi all’improvviso e mettersi a produrre meduse», conclude Boero.


Verso le ore 19 di agosto 2020, di ritorno dalla Puglia, mi ero fermato a fare un bagno in una piccola spiaggia poco a sud del lungo mare di Grottammare e dopo essermi tuffato con gli occhialini da piscina. Nuotando, a circa 20 metri dalla riva, ad un certo punto, in mezzo alla sabbia mi è parsa una sagoma che sembrava uno scoglio di poco meno di un metro cubo di volume e subito ho virato per non colpirlo e passandoci vicino ho sentito proprio diversi tentacoli che si sono aggrappati al lato sinistro del mio torace che era quello esposto alla medusa durante la mia virata a sinistra e nuotando a tutta forza e dimenandomi più che potevo me ne sono liberato nel giro di pochi metri e poi ho nuotato verso riva. Ricordo ancora i segni ed il bruciore provati tutta la notte con un effetto anestetico ed indebolente a livello muscoli e nervi sottostanti che tutt'ora, dopo oltre 5 anni permane assieme al fastidio/ dolore sottocutaneo che provo ancora oggi.