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Great Barrier Reef

Australia: immersioni nella Grande Barriera Corallina

Ciao, sono Chiara e insieme a Mauro condivido la passione per i viaggi e per le immersioni. Ogni nostro viaggio è un’occasione per scoprire nuovi fondali, culture lontane e vivere esperienze indimenticabili. Questo racconto riguarda il nostro viaggio di nozze, un’avventura tra Singapore e l’Australia, con la meravigliosa Grande Barriera Corallina come protagonista.

Mauro e Chiara in barca sulla grande barriera corallina

Viaggio di nozze tra Singapore e la Grande Barriera Corallina

Il 19 settembre 2004 è il giorno del nostro matrimonio. Il giorno seguente è dedicato agli ultimi preparativi e il 21 settembre si parte: destinazione Singapore, prima tappa di un viaggio che ci porterà fino in Australia, dove ci aspettano le immersioni nella leggendaria Grande Barriera Corallina.

Anche se prima di questo abbiamo già fatto altri viaggi, l’emozione della partenza dall’aeroporto di Venezia è sempre la stessa. L’idea di raggiungere uno dei luoghi simbolo delle immersioni nel mondo rende l’attesa ancora più elettrizzante.

Singapore, tra modernità ed esotismo

Il giorno successivo atterriamo a Singapore e per tre giorni ci dedichiamo alla visita di questa affascinante città-stato asiatica. Girare per Singapore è piacevole: nello spazio di pochi chilometri si passa dall’architettura ultramoderna dei quartieri finanziari alle atmosfere esotiche dei mercati e dei templi tradizionali. I luoghi da visitare sono davvero molti e i tre giorni trascorrono velocemente.

Dopo tante passeggiate tra grattacieli e quartieri storici, decidiamo di concederci qualche ora di relax in spiaggia. La sabbia è bianchissima e finissima, l’acqua limpida e quasi calda. Dalla spiaggia un ponte sospeso collega la costa a un piccolo isolotto: qui un cartello segnala che siamo arrivati nel punto più meridionale dell’Asia continentale, un luogo simbolico che rende ancora più speciale questa tappa del viaggio.

Singapore

Arrivo in Australia

Il giorno seguente ripartiamo in aereo per raggiungere finalmente l’Australia, dall’altra parte del mondo. Atterriamo a Darwin nel cuore della notte, intorno alle quattro del mattino. Siamo stanchi e assonnati, ma ci aspetta una sorpresa: le procedure di ingresso nel Paese sono molto rigide e richiedono parecchio tempo. Tra controlli dei documenti, verifiche dei bagagli e dichiarazioni su eventuali oggetti trasportati, trascorriamo quasi un’ora in coda. Alla fine veniamo perfino controllati da un pastore tedesco addestrato, probabilmente alla ricerca di sostanze stupefacenti o alimenti proibiti.

Una volta usciti dall’aeroporto capiamo subito che il nostro viaggio sarà intenso. L’Australia offre così tanto da vedere che vogliamo approfittarne il più possibile: in fondo non è proprio dietro l’angolo e non sappiamo se e quando potremo tornarci.

Parchi naturali e fauna australiana

Nei giorni successivi visitiamo parchi naturali popolati da una fauna incredibile, partecipiamo a crociere fluviali alla ricerca di coccodrilli e scopriamo paesaggi spettacolari nelle riserve aborigene. Tra escursioni, lunghi spostamenti e nuove scoperte, il tempo vola. Ma c’è un momento che attendiamo con particolare impazienza: quello in cui finalmente potremo immergerci nella Grande Barriera Corallina, il sistema corallino più grande del pianeta.

Grande barriera corallina australiana

In acqua nella Grande Barriera Corallina australiana

L’esperienza nella Great Barrier Reef è stata semplicemente straordinaria. Esistono crociere subacquee che possono durare fino a nove giorni, ma per ragioni di tempo abbiamo scelto una formula più breve: tre giorni e due notti di navigazione dedicati esclusivamente alle immersioni. Le partenze sono organizzate quasi tutti i giorni della settimana, escluso il martedì. Dopo aver confrontato diverse agenzie subacquee, abbiamo scelto Pro Dive, che ci è sembrata la più professionale.

La crociera sub

La nostra imbarcazione era moderna e molto confortevole, in grado di ospitare fino a 32 passeggeri. Le cabine erano doppie oppure twin share con letti a castello. La pulizia a bordo era impeccabile e l’organizzazione perfetta. Ogni membro dell’equipaggio aveva un ruolo ben definito: il timoniere, la cuoca, i dive master e lo staff tecnico. Anche l’attrezzatura subacquea era di ottima qualità e perfettamente mantenuta.

Il pacchetto includeva 11 immersioni e snorkeling a volontà; noi abbiamo scelto di fare sette immersioni diurne, senza le notturne, e siamo rimasti estasiati dai fondali. L’acqua non era caldissima, quindi abbiamo utilizzato mute intere da 3 mm, mentre la visibilità arrivava fino a 30 metri, con correnti quasi assenti. Prima di ogni immersione la guida teneva un briefing di circa 30 minuti, spiegando il percorso, la profondità massima, le specie marine che avremmo incontrato e la rotta da seguire con la bussola per tornare alla barca. Le immersioni successive alla prima erano indipendenti, ma grazie alle dettagliate istruzioni non abbiamo mai avuto problemi.

Le immersioni

Ogni immersione era una piccola avventura. Passavamo dai pinnacoli corallini bassi, pieni di pesci coloratissimi e coralli duri e molli, alle pareti verticali dove cernie giganti e banchi di carangidi ci osservavano dall’alto. Tra canyon sottomarini e passaggi tra le isole coralline, la vita marina era incredibile: mante lente e maestose volteggiavano sopra di noi, squali pinna bianca si muovevano tra le profondità, e occasionalmente incontravamo tartarughe marine che sembravano curiosare tra i coralli.

Tartaruga marina tra i coralli

Il bello delle immersioni da barca era la libertà: ogni giorno un reef diverso, più immersioni consecutive e la possibilità di ammirare la barriera da prospettive sempre nuove. Anche senza immersioni notturne, il tempo passato sott’acqua era intenso, ricco di colori, movimento e incontri sorprendenti. Dopo ogni tuffo, il ritorno sulla barca ci permetteva di raccontarci le emozioni vissute, confrontare i pesci avvistati e prepararci per la prossima immersione, sapendo che davanti a noi ci aspettava un altro frammento di questo incredibile ecosistema.

La Grande Barriera Corallina: un ecosistema unico

La Grande Barriera Corallina si estende per oltre 2.000 km, da Bramble Cay, nella Papua Nuova Guinea, fino all’isola di Lady Elliot, sul Tropico del Capricorno. Nel Nord la barriera è più vicina alla costa, con banchi corallini che sorgono su formazioni rocciose; al Sud, invece, è più distante e i coralli crescono su banchi sabbiosi.

Composta da quasi 3.000 reef, la barriera è un complesso sistema di strutture biogeniche formate dalla sedimentazione degli scheletri calcarei dei coralli, animali polipoidi appartenenti alla classe Anthozoa del phylum Cnidaria. Questi ambienti unici hanno creato isole e lagune in mari profondi, modificando il fondo e le coste, spesso ricoperte di sabbia finissima derivante dall’erosione marina dei coralli e dall’attività di alcuni pesci che si nutrono dei polipi.

Oltre 400 specie di coralli popolano la barriera, ospitando migliaia di specie marine: molluschi, spugne, stelle marine, tridacne, tartarughe, mante, squali bianchi, squali toro e moltissimi altri animali. Grazie a questa ricchezza straordinaria, l’UNESCO ha dichiarato la Grande Barriera Corallina Patrimonio dell’Umanità nel 1981.

Minaccia climatica: la barriera rischia la scomparsa entro il 2050

Gli scienziati del Centro Studi Marini dell’Università del Queensland avvertono che la Grande Barriera Corallina australiana potrebbe scomparire entro il 2050, insieme a centinaia di specie di pesci coloratissimi. La causa principale è l’innalzamento della temperatura del mare, un fenomeno legato ai gas serra e ai cambiamenti climatici.

L’innalzamento delle temperature provoca lo stress dei coralli, portandoli a espellere le alghe simbionti che vivono al loro interno, responsabili dei colori vivaci e della nutrizione dei polipi. Questo fenomeno, noto come sbiancamento dei coralli, indebolisce gli organismi rendendoli più vulnerabili a malattie e mortalità. Negli ultimi anni, episodi di sbiancamento massivo sono stati registrati con sempre maggiore frequenza nella Grande Barriera Corallina, soprattutto nelle aree settentrionali e centrali, minacciando la biodiversità e l’equilibrio dell’ecosistema marino.

Gli effetti del riscaldamento

Per due anni, i ricercatori hanno monitorato l’impatto del surriscaldamento sull’immensa barriera lunga oltre 2.300 km. Nel rapporto finale di 350 pagine, gli scienziati sottolineano come la copertura corallina possa ridursi a meno del 5% entro la metà del secolo, anche nel migliore degli scenari, se le temperature continueranno a crescere. Il documento evidenzia che i coralli non possono adattarsi abbastanza velocemente per affrontare anche un aumento minimo di un solo grado, mentre le proiezioni realistiche parlano di un incremento tra 2 e 6 gradi nei prossimi cento anni.

Conseguenze sull’ecosistema e sull’economia

La scomparsa della barriera avrebbe effetti devastanti sull’intero ecosistema del Mar dei Coralli: tutti gli organismi legati alla barriera morirebbero, con ripercussioni anche per le specie pelagiche che popolano la zona. Inoltre, sarebbe un duro colpo per l’economia locale e il turismo: le stime parlano di perdite per 6,24 miliardi di dollari e la sparizione di circa 12.000 posti di lavoro già entro il 2020. La Grande Barriera Corallina, che fu esplorata anche dal capitano James Cook nel 1768, rischia così di perdere il suo straordinario valore naturale e culturale.

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