Le Tegnùe rappresentano uno degli ambienti marini più sorprendenti dell’alto Adriatico, un vero punto di riferimento per chi pratica immersioni tra Chioggia e Venezia. Nonostante la fama più discreta rispetto a destinazioni tropicali, questi fondali offrono scenari ricchi, complessi e biologicamente straordinari.
Le Tegnùe: barriere “inattese” dell’Adriatico
Il termine “tegnùe” deriva dal dialetto veneto e significa “trattenute”: indicava originariamente le zone dove le reti dei pescatori si impigliavano. In realtà si tratta di vere e proprie formazioni rocciose che emergono da fondali sabbiosi, creando habitat ideali per una biodiversità sorprendente.
A differenza delle barriere coralline tropicali, qui le strutture sono costituite da substrati duri di origine biogenica e sedimentaria, formatisi nel corso di migliaia di anni. Il risultato è un mosaico di rilievi, crepacci e piccole grotte.
Associazione Tegnùe di Chioggia
Dietro lo sviluppo delle immersioni sulle tegnùe c’è un lavoro preciso, portato avanti negli anni dall’Associazione Tegnùe di Chioggia. Nata nel 2002, subito dopo l’istituzione della zona di tutela biologica, l’associazione ha avuto un ruolo operativo e concreto: studiare, valorizzare e proteggere queste formazioni, lavorando su mappatura dei siti, installazione delle boe e rapporti con diving e istituzioni. È uno dei riferimenti operativi per chi si immerge nella zona..
Figura centrale è Piero Mescalchin, subacqueo e documentarista che ha dedicato gran parte della sua attività alle tegnùe. Le sue immagini e il lavoro sul campo hanno contribuito a far emergere il valore reale di questi fondali, portando prima alla loro diffusione tra i sub e poi alla tutela dell’area.
→ Sito Ufficiale dell’Associazione
I siti più conosciuti e come si sviluppano
Le immersioni nel cuore della Zona di Tutela Biologica delle Tegnùe di Chioggia offrono scenari unici, dove la geologia organogena crea veri e propri santuari di biodiversità tra i 20 e i 26 metri di profondità.
Il sito più celebre e imponente è senza dubbio quello della Tegnùa delle Trezze, un vasto complesso di formazioni rocciose che si estende per centinaia di metri, caratterizzato da profondi anfratti e “tane” naturali dove abitualmente stazionano grandi astici e banchi di corvine.
Altrettanto nota è la Tegnùa di San Felice, situata in un’area di forte interesse biologico, che presenta un profilo frastagliato ideale per l’osservazione di nudibranchi e spugne multicolori.
Più a nord, verso il litorale veneziano, spiccano le formazioni della Tegnùa Serenissima e della Tegnùa di Malamocco: qui le strutture sono meno estese orizzontalmente rispetto ai giganti di Chioggia, ma si sviluppano con verticalità più accentuate, creando piccoli setti rocciosi e paretine vive di anemoni e celenterati.
Ogni sito richiede un approccio specifico: mentre sulle grandi piastre della Tegnùa di Porto Fossone ci si muove seguendo i bordi netti della roccia in un percorso lineare, in aree più frammentate come quelle dei settori esterni della ZTB, l’immersione diventa un’esplorazione meticolosa tra blocchi isolati e creste basse che emergono dal sedimento.
La navigazione subacquea è facilitata dalle boe di ormeggio permanenti (come la storica boa del Club Sommozzatori Chioggia), che fungono da perno per itinerari circolari o “a otto”, permettendo di ottimizzare i tempi di fondo senza perdere i punti di maggior interesse biologico, dove la corrente adriatica apporta il nutrimento necessario a sostenere questo incredibile reef adriatico.

Da dove si parte e tempi di navigazione
I punti di partenza sono quasi sempre porti attrezzati. Il riferimento principale resta Chioggia, da cui escono la maggior parte delle barche. In alternativa si parte anche da diversi centri specializzati situati principalmente tra Sottomarina e Cavallino-Treporti. I tempi di navigazione sono contenuti: in genere tra 20 e 40 minuti, a seconda del sito e delle condizioni del mare.
Per l’organizzazione conviene affidarsi a diving che lavorano stabilmente sulle tegnùe. Tra i più conosciuti ci sono l’Isamar Diving Center, il Diving Center Tegnùe, il Diving Nord Adriatico e Albarella Diving Center, che operano tutto l’anno e conoscono bene boe, correnti e accessi ai vari punti. Le uscite sono quasi sempre guidate, proprio per evitare errori di orientamento e ottimizzare il tempo sul fondo.
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Attrezzatura consigliata
Dal punto di vista dell’attrezzatura, non serve nulla di estremo ma tutto deve essere in ordine. Muta umida spessa o semistagna per gran parte dell’anno; in inverno la stagna diventa la scelta più pratica. La torcia è indispensabile: senza luce artificiale si perde gran parte del dettaglio. Consigliata anche una seconda torcia compatta di backup. Un pedagno con reel o spool è buona pratica, soprattutto se si lavora in corrente o ci si allontana leggermente dal punto di discesa. Computer affidabile e, per chi vuole più controllo, bussola al polso.

Profondità e profili di immersione
Le profondità restano nel range tipico dei 18–25 metri, con qualche punto che può arrivare a 28–30. Questo consente tempi di fondo interessanti senza necessità di decompressione obbligatoria, ma non bisogna farsi ingannare: il consumo può aumentare per via della corrente e della concentrazione richiesta. Profili generalmente multilivello, seguendo il rilievo della tegnùa.
La gestione dell’immersione è semplice sulla carta: discesa sulla cima o sulla boa, percorrenza della struttura mantenendo il riferimento visivo, risalita sulla stessa linea o con pedagno se ci si è spostati. Nella pratica conta molto la capacità di mantenere assetto e orientamento con visibilità variabile.
Le tegnùe funzionano bene per chi cerca immersioni ripetibili, con logistica semplice e contenuto tecnico reale. Non richiedono profondità elevate, ma richiedono precisione. E soprattutto, a differenza di molti altri siti dell’Adriatico, danno continuità: sai dove andare, cosa aspettarti e come lavorarci sott’acqua.





