L’Istria è una delle aree più affascinanti dell’Adriatico per chi pratica immersioni su relitti. Le sue coste, oggi divise tra Croazia e Slovenia, custodiscono sul fondale marino testimonianze di guerre, traffici commerciali e tragedie navali che attraversano oltre un secolo di storia europea.
Qui, tra Rovigno, Pola e le coste frastagliate della penisola istriana, giacciono decine di relitti che raccontano oltre un secolo di storia europea. Navi passeggeri, cargo, unità militari: ognuna con il proprio destino, ognuna con una memoria ancora intatta sotto la superficie. Dalla Prima guerra mondiale fino alla Seconda, passando per il traffico mercantile del Novecento, i relitti dell’Istria rappresentano un patrimonio sommerso di grande valore storico e subacqueo.
L’elenco dei relitti istriani è talmente vasto e variegato che sarebbe impossibile trattarli tutti in un singolo articolo; in questa sede ci concentriamo sui più significativi e accessibili ai subacquei.
Un mare strategico diventato museo sommerso
Per comprendere perché l’Istria sia così ricca di relitti, bisogna guardare alla sua posizione geografica. Questo tratto di mare è stato per decenni una rotta fondamentale tra il Mediterraneo e i porti dell’Europa centrale. Durante l’Impero austro-ungarico prima, e nel corso delle due guerre mondiali poi, il traffico navale era continuo, intenso, vitale.
Le rotte commerciali si intrecciavano con quelle militari. Mine, siluri e attacchi improvvisi facevano parte della quotidianità. Molte navi non arrivarono mai a destinazione. Oggi, quei relitti sono rimasti dove il mare li ha accolti, trasformandosi in archivi silenziosi della storia.
Le condizioni dell’Adriatico hanno fatto il resto. Le correnti relativamente calme e la salinità stabile hanno rallentato il deterioramento delle strutture. Così, ciò che altrove sarebbe ormai irriconoscibile, qui mantiene ancora forme, volumi e dettagli sorprendentemente leggibili.
Baron Gautsch – la “piccola Titanic” dell’Adriatico
La storia dei relitti istriani inizia con il Baron Gautsch, probabilmente il relitto più visitato dell’intero Adriatico settentrionale.
Costruito nel 1908 per conto della compagnia austriaca Österreichischer Lloyd nei cantieri Gourlay Brothers di Dundee (Regno Unito), era un piroscafo passeggeri di lusso destinato alle rotte tra Trieste, Boka Kotorska e Kotor.
Questa nave poteva trasportare circa 300 passeggeri e 64 membri dell’equipaggio e raggiungeva velocità di circa 17 nodi grazie ai suoi potenti motori a vapore. Era nota per il comfort e l’efficienza, un simbolo della navigazione civile austro‑ungarica poco prima della Prima guerra mondiale.
La sua fine fu tragica: il 13 agosto 1914, mentre viaggiava da Kotor verso Trieste con numerosi civili a bordo (tra famiglie di ufficiali e rifugiati), entrò in un campo minato posato dalla stessa Marina austro‑ungarica per proteggere il porto di Pola. Una mina esplose contro il lato sinistro dello scafo e la nave si inabissò in pochi minuti, causando la morte di molte persone.

Oggi il relitto giace davanti alla costa di Rovigno, a circa 9 miglia nautiche dalla terraferma. La nave è caduta su un fondale sabbioso e pietroso rimanendo nella posizione originale di navigazione, con la prua e la poppa ancora orientate come nel suo ultimo viaggio.
Con il 2000 Sub abbiamo visitato il Baron Gautsch numerose volte, ecco due video delle nostre immersioni:
▶ Video di Andrea Lughi
▶ Video di Paolo Carraro
Tipo: Piroscafo passeggeri
Lunghezza: circa 89 m
Profondità: 28–39 m
Larghezza: circa 11,5 m
Anno di affondamento: 1914
Giuseppe Dezza – storia militare congelata nel tempo

Il Giuseppe Dezza è un relitto di origine militare con una storia drammatica. Costruito come cacciatorpediniere italiano e impiegato durante la Seconda guerra mondiale, fu attaccato da un aereo britannico che colpì le sue scorte di munizioni causandone la rottura in due parti e il successivo affondamento.
I subacquei trovano un relitto dove la sezione di poppa e la prua giacciono relativamente vicine, e soprattutto il cannone di bordo e altri elementi bellici sono ancora ben visibili, come in una fotografia congelata nel tempo.
Tipo: Cacciatorpediniere / Dragamine
Lunghezza: circa 73 m
Profondità: 32–37 m
Affondamento: Seconda guerra mondiale
Varese – mercantile e tempesta
Diverso dal tema bellico diretto, il Varese fu un cargo mercantile italiano che affondò nel 1915. A causa di una tempesta, il capitano cercò rifugio nel porto di Pola ma urtò una mina subacquea. Quel colpo esplosivo distrusse la prua; il relitto rimase nel luogo dello schianto, ora popolato da vita marina e facilmente esplorabile.
Oggi è considerato un sito di immersione affascinante: la struttura più compatta lo rende interessante anche per subacquei con esperienza tecnica intermedia.
Tipo: Nave mercantile
Lunghezza: circa 60 m
Profondità: 33–42 m
Larghezza: circa 9 m
Hans Schmidt – immersione tecnica avanzata
L’Hans Schmidt è riservato ai sub più esperti. Era un cargo commerciale che fu brutalmente spezzato da un’esplosione causata da una mina nel 1943. A differenza di altri relitti, qui si dispone di due sezioni separate del vascello, creando un ambiente di esplorazione molto suggestivo per immersioni tecniche.
Le ancore originali e parti di attrezzature industriali risalenti a oltre un secolo fa rendono il sito anche di grande interesse storico oltre che subacqueo.
Tipo: Cargo
Profondità: 35–43 m
Livello richiesto: Avanzato/tecnico
La vita che nasce dal ferro
Uno degli aspetti più sorprendenti dei relitti istriani è la loro trasformazione biologica. Superfici metalliche un tempo fredde e inerti sono ora ricoperte da spugne, colonie bentoniche e gorgonie. Tra le lamiere trovano rifugio astici, gronghi e banchi di pesce azzurro, che si muovono sincronizzati sopra la struttura. Ogni relitto è diventato un ecosistema autonomo, un equilibrio tra storia e natura tangibile e affascinante.

Immergersi in Istria oggi
La stagione ideale va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, quando il mare è più stabile e la visibilità può superare i venti metri. In profondità, la temperatura resta più fresca, richiedendo muta adeguata e gestione attenta dell’immersione. Alcuni siti richiedono esperienza tecnica e gestione delle decompressioni, mentre altri più superficiali sono adatti a subacquei avanzati.
Le basi operative lungo la costa istriana, da Rovigno a Pola, offrono immersioni guidate e attrezzatura completa. Molti relitti sono siti protetti: il rispetto delle regole è fondamentale, non solo per motivi legali, ma per preservare un patrimonio storico e naturale prezioso.
Un’esperienza che va oltre l’immersione
Immergersi sui relitti dell’Istria non è solo un’attività sportiva. È un’esperienza che unisce tecnica, storia e percezione. Ogni immersione racconta qualcosa, ogni dettaglio osservato aggiunge un tassello. Non esistono due immersioni uguali: la luce cambia, la visibilità varia, la vita marina si muove, e la nave, immobile sul fondo, resta a testimoniare il suo passato.
Per chi ha esperienza subacquea e cerca qualcosa di più di un fondale interessante, l’Istria rappresenta una delle migliori destinazioni dell’Adriatico. Un luogo dove il mare non nasconde soltanto, ma conserva e racconta.





